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Indice
Generale
· Abbà. · Abito. · Acemeti. · Adamo. · Agàpe. · Ambone. · Amore. · Anàfora. ·
Anatema.
· Anawim. · Angeli. · Anima. · Anomei. · Anziani. · Apatia. · Apparizioni del Signore risorto. · Argomenti per l'esistenza di Dio. · Armeni. · Ascesi. · Assunzione della Beata Vergine Maria. · Ateismo. · Athos. · Augusta. · Avventisti del settimo giorno. · Avvento. · Azzimi. B · Basilea. · Battesimo per immersione totale. · Beati. · Berakàh. · Berith. · Bibbia. _____________________________________________________________________________ A Termine
familiare aramaico che vuol dire: padre (più esattamente: papà). Quando si
trova nel NT (Mc 14,36; Rm 8,15; Gal 4,6), viene sempre aggiunto il termine
greco equivalente. Cf Adozione a figli di Dio. Abito
(Lat. " vestito ").
(inizio) L'abbigliamento
distintivo indossato da uomini e donne che appartengono a congregazioni e ordini
religiosi. Nella filosofia e nella teologia occidentale, per abito si intende
qualche modificazione nel nostro interno che produce modelli regolari di
comportamento buono o cattivo. Le virtù, come per esempio il coraggio, sono
abiti buoni, mentre i vizi, come la viltà, sono abiti cattivi. La Scolastica
occidentale chiamava la grazia santificante un abito creato soprannaturale,
perché a)
trasforma la nostra anima e le sue facoltà puramente naturali, e b)
sostiene le tre virtù teologali che superano le nostre capacità naturali. Cf
Grazia abituale; Vita religiosa;
Scolastica; Soprannaturale; Virtù; Virtù teologali. Un
abito buono elargito direttamente da Dio. Va distinto da un abito acquisito
che cresce e matura gradualmente. Qualità
che inerisce in una sostanza e non può esistere senza di essa, mentre non è
indispensabile a quella sostanza. La filosofia aristotelica conosce nove classi
di accidenti, fra cui la qualità, la quantità, lo spazio e il tempo. Cf Sostanza
e accidenti; Transostanziazione. Accolito
(Gr. " seguace ").
(inizio) Cf
Lettore; Tonsura. Acemeti
(Gr. " insonni "). (inizio) Monaci
che prendevano sul serio il precetto di Paolo: " Pregate incessantemente
" (1 Ts 5,17). Vivevano in assoluta povertà e si alternavano a gruppi
nella preghiera ventiquattr'ore su ventiquattro. Furono fondati dall'abate
sant'Alessandro (circa 356 - circa 430). Difesero il Concilio di Calcedonia
(451), ma in seguito furono ingiustamente accusati di essere nestoriani. Col
loro centro di Costantinopoli, sopravvissero fino al secolo XIII, dopo aver
mitigato la loro povertà e costruito una famosa biblioteca. L'ideale paolino ha
ispirato anche contemplativi occidentali, in particolare istituti dediti
all'adorazione perpetua. Sia l'Oriente che l'Occidente hanno ampiamente
accettato il programma di Origene (circa 185 - circa 254) di unire la preghiera
col lavoro necessario, di modo che l'intera vita diventi un " pregare
incessante ". Cf Esicasmo; Liturgia
delle Ore; Monachesimo; Preghiera. Adamo
(Ebr. " uomo "). (inizio) È
il termine biblico con cui è indicato il primo uomo, creato con Eva ad immagine
di Dio (Gn 1,26-27), e il primario antenato di Gesù (Lc 3,38). Come Secondo o
Nuovo Adamo (Rm 5,14; 1 Cor 15,45), il Cristo ha restaurato la stirpe umana
nella rettitudine e nella vita perdute dal primo Adamo (cf DS 90l). Cf Eva;
Giustificazione; Nuova Eva; Peccato originale; Poligenismo. Il
massimo atto di omaggio che viene rivolto solo a Dio (Es 20,1-4; Gv 4,23),
nostro creatore, redentore e santificatore, che solo va " adorato e
glorificato " (Simbolo Niceno). I credenti adorano Dio attraverso varie
immagini (per es., la croce); adorano anche Cristo presente nell'Eucaristia (cf
DS 600-601; FCC 7.336-7.337). Cf Croce; Icona; Latrìa; Venerazione dei santi;
Culto. Eresia
spagnola del secolo VIII, secondo cui Cristo, in quanto Dio, era vero Figlio di
Dio per natura, ma in quanto uomo, era soltanto figlio adottivo di Dio (Cf DS
595; 610-615; FCC 4.075; 4.079). Gli esponenti principali furono: Elipando
(circa 718-802), arcivescovo di Toledo, e Felice (morto nell'818), vescovo di
Urgel. La dominazione islamica di Toledo, a quel tempo capitale della Spagna, e
la teologia islamica di cui uno dei princìpi fondamentali è che Dio non può
avere figli, furono il terreno propizio. Questa eresia aveva precedenti negli
Ebioniti e nel monarchianismo dinamico che vennero associati all'adozianismo
negli studi di Adolf von Harnack (1851-1930). Cf
Ebioniti; Islamismo; Monarchianismo; Nestorianesimo. Adozione
a figli di Dio. (inizio) È
un modo col quale Paolo esprime i nuovi rapporti che hanno stretto con Dio
coloro che sono stati redenti da Cristo. Non sono più schiavi del peccato, ma
figli adottivi che gridano: " Abbà, Padre " (Rm 8,15; Gal 4,5-7).
Sono credenti divenuti eredi con Cristo, il Figlio di Dio per natura (Rm 8,17;
Gal 4,7). La loro adozione sarà perfetta con la risurrezione corporea (Rm
8,21-25). Cf Deificazione; Grazia
abituale; Redenzione; Rigenerazione; Risurrezione. Aftartodocetismo
(Gr. " incorruttibilità " e " apparenza "). (inizio) Eresia
monofisita del VI secolo, fondata da Giuliano di Alicarnasso (morto dopo il
518). Sosteneva che fin dal primo momento dell'incarnazione, il corpo di Cristo
era incorruttibile e immortale, ma aveva liberamente accettato di soffrire per
la nostra salvezza. Cf Concilio di
Calcedonia; Docetismo; Monofisismo. Agàpe
(Gr. " amore "). (inizio) Termine
caratteristico usato nel NT, specialmente nel Vangelo di Giovanni, nelle lettere
di Paolo e di Giovanni, per designare l'amore di Dio (o di Cristo) verso di noi
e, per derivazione, il nostro amore verso Dio e fra di noi (per es., Gv
15,12-17; 1 Gv 4,16; 1 Cor 13). Questo termine si applica anche al pasto che la
cristianità primitiva prendeva in comune in connessione con l'Eucaristia. Cf Amore; Eucaristia. Agiografia
(Gr. " santi", " scritti "). (inizio) Opere
che narrano la vita dei Santi. Mentre si hanno scritti del genere già nel
cristianesimo delle origini, l'agiografia, come iniziativa di studiosi, ha
ricevuto un forte impulso da Giovanni van Bolland, S.J. (1596-1665). Il suo
lavoro è stato continuato dai Gesuiti " Bollandisti ". Cf
Martire; Santo. (Gr.
" non conoscere "). Dottrina filosofica che afferma l'incapacità di
conoscere qualcosa di certo intorno a Dio, all'" altro " mondo e alla
vita dopo morte (cf DS 3475-3477; 3494-3495; GS 57). Nell'uso popolare, il
termine abbraccia varie forme di scetticismo religioso. Cf Ateismo. È
il sistema filosofico e teologico di sant'Agostino di Ippona (354-430). Questa
sintesi sottolinea: a)
la libera sovranità di Dio nell'elargire la grazia e b)
il primato dell'illuminazione di Dio nella conoscenza razionale. Questo
sistema si chiama alle volte Agostinismo per distinguerlo dall'agostinianismo
che fu sviluppato da Egidio Romano (= Egidio di Roma, circa 1243-1306), della
famiglia dei Colonna e allievo di Tommaso d'Aquino, e che divenne predominante
tra gli Eremiti di sant'Agostino. Cf Grazia; Semi-pelagianesimo. Akàthistos
(Gr. " stando in piedi "). (inizio) È
uno dei più antichi e più belli inni di lode dell'Oriente bizantino alla Madre
di Dio. Lo si canta stando generalmente in piedi (di qui il suo nome) durante
l'Ufficio della vigilia del Sabato della quinta settimana della Quaresima dei
Greci. La prima parte dell'inno è basata sul vangelo dell'infanzia di Luca, con
l'aggiunta di alcuni elementi mutuati dai vangeli apocrifi e con la ripetizione
di " Ave, Maria". La seconda parte contempla la nascita di Gesù e il
suo impatto salvifico sul mondo intero. Cf Theotòkos. Eresia
medievale che prese il nome dal suo centro, Albi, nella Francia meridionale. La
redenzione veniva intesa come una liberazione dell'anima dalla carne. Ritenevano
cattiva la materia e perciò respingevano l'incarnazione di Cristo, i sacramenti
e la risurrezione dei corpi. Gli aderenti di questa eresia si dividevano in
perfetti, che non si sposavano e conducevano una vita quanto mai austera, e
credenti ordinari che vivevano una vita normale fino a quando non erano in
pericolo di morte. Nel 1215, l'eresia fu condannata nel Concilio Lateranense IV
(cf DS 800-802; FCC 6.060-6.062; 7.025). Cf Bogomili; Catari; Concilio
Lateranense IV; Dualismo; Manicheismo. Cf
Teologia alessandrina. Patto
di amicizia di Dio con l'intera umanità rappresentata da Noè (Gn 9,8-17) e poi
con Abramo e coi suoi discendenti (Gn 15,18; 17,1-22). Sul Sinai, Dio stabilì
un'alleanza attraverso Mosè (Es 19,5-6; 24,7-8) e nei dieci Comandamenti
sintetizzò i doveri con cui Israele avrebbe dovuto corrispondere (Es 20,1-17;
Dt 5,1-21; Ger 11,1-8). I Profeti Maggiori annunciarono che la santità
interiore sarebbe stata offerta ed effettuata da Dio (per es., Ger 31,31-34).
L'Alleanza nuova ed eterna venne sigillata col Sangue di Cristo (Lc 22,20; 1 Cor
11,25; Eb 7,22; 8,8-13). Cf Berith; Decalogo. Allegoria
(Gr. " esprimere un significato diverso da quello letterale "). (inizio) Interpretazione
esauriente che non si ferma al detto narrativo che si palesa, ma cerca legami
ulteriori e più profondi con la realtà (per es., l'allegoria della vigna in Is
5,1-7; Sal 80,9-17). In certi passi, san Paolo segue l'esegesi ebraica del suo
tempo per interpretare allegoricamente l'AT (per es., Gal 4,21-31). A differenza
degli scrittori antiocheni, Origene (circa 185 - circa 254) privilegiò il
significato allegorico anziché quello letterale degli scritti narrativi
dell'AT. Come altri Padri Latini, sant'Agostino (354-430) riconobbe sia il
significato letterale sia quello allegorico delle Scritture. Cf Ermeneutica;
Esegesi; Haggadah; Origenismo; Parabola; Sensi della Scrittura; Teologia
alessandrina; Teologia antiochena. Amartiologia
(Gr. " studio del peccato "). (inizio) È
quel settore della teologia che studia il peccato e i suoi effetti sugli uomini.
Cf Peccato. Leggìo
dal quale si legge o si canta. Per molto tempo, l'ambone era praticamente
scomparso come attrezzo liturgico ufficiale, in quanto lo spazio valido era
monopolizzato dall'altare, dal pulpito e, nella cattedrale, dal trono del
vescovo. Il Concilio Vaticano II ha contribuito al ritorno dell'ambone con
l'insegnare che è Cristo che parla quando in chiesa si legge la Scrittura (SC
7). Un
movimento della fine del secolo XIX tra i Cattolici degli Stati Uniti aperti
agli ideali migliori del puritanesimo americano, dell'illuminismo,
dell'ecumenismo incipiente e della cultura contemporanea. Furono influenzati da
p. Teodoro Isacco Hecker (1819-1888), fondatore dei Padri Paulisti. Nel 1899, la
Santa Sede condannò l'americanismo (DS 3340-3346). Alcune tematiche
dell'americanismo, come la libertà religiosa, furono in seguito sostenute dal
Vaticano II (cf DH 2-8). Cf Concilio Vaticano II; Ecumenismo; Illuminismo;
Libertà religiosa; Puritanismo. Comportamento
libero, auto-trascendente, vivificante ed unificante che ha la sua sorgente e il
suo modello nella Beata Trinità. L'AT ripetutamente confessa Dio come il "
partner " fedele e tenero dell'Alleanza con il Popolo da lui scelto. Questo
è chiamato a rispondere con l'amare Dio (Dt 6,5) ed il prossimo (Lv 19,18). Gesù
ha congiunto questi due comandamenti basilari (Mc 12,29-31), e ha insegnato che
il nostro amore deve estendersi in particolare ai nemici e a quelli che si
trovano in difficoltà speciali (Mt 5,43-48; 25,31-46; Lc 10,29-37). In quanto
comandamento massimo e " nuovo " (Gv 13,13.34; cf 1 Cor 12,31-13,13),
l'amore può anche comportare di morire per gli altri, come ha fatto Gesù (Gv
15,13; 1 Gv 3,16). L'iniziativa dell'amore di Dio verso noi peccatori rende
possibile la nostra risposta di amore (Lc 15,3-32; Gv 3,16; Rm 5,6-8; 8,31-39; 1
Gv 4,19). Ci è dato lo Spirito dell'amore (Rm 5,5); siamo chiamati nella nuova
comunità dell'amore (Ef 5,25-26.29); siamo invitati a partecipare all'amore
divino che è la vita intima della Trinità (Gv 17,26). Cf Agàpe; Alleanza;
Carità; Virtù teologali. Anabattisti
(Gr.
" ribattezzatori "). (inizio) Movimento
del XVI secolo (diffuso specialmente in Germania, Olanda e Svizzera). Riteneva
invalido il battesimo dei bambini e sosteneva perciò la necessità di "
ribattezzare " gli adulti. Era composto di parecchi gruppi, il più famoso
dei quali aveva come capo Thomas Münzer (circa 1490-1525) che guidò la "
Rivolta dei contadini " (1522-1525). Un'altro gruppo di Anabattisti cercò
di instaurare una forma di governo teocratico a Münster (1533-1535) con Jan
Mattys e Giovanni di Leyden. Eredi degli Anabattisti sono i Mennoniti, discepoli
di Menno Simons (1496-1561), diffusi soprattutto nel Nord America. Cf Battesimo
dei bambini; Teocrazia. Anacoretismo
(Gr. " ritirarsi in solitudine "). (inizio) Termine
applicato a monaci orientali che vivono in solitudine come fanno gli eremiti
nell'Occidente. Come i monaci occidentali, gli anacorèti possono essere
collegati a un monastero. Cf Cenobiti; Monachesimo; Monte Athos. Anàfora
(Gr. " offrire "). (inizio) È
la preghiera eucaristica, o " canone " della Messa. Di solito
comprende un dialogo introduttorio, il ringraziamento, le parole
dell'istituzione dell'ultima Cena, l'anàmnesi, l'epìclesi, e la dossologia. I
Siriani Orientali chiamano l'anafora " quddasha " (Siriaco "
santificare "). In Oriente, porta il nome di un apostolo o di qualche altro
santo. Cf Dossologia; Epìclesi; Preghiera eucaristica. Anakephalàiosis
(Gr. " ricapitolazione ", o " riunificare "). (inizio) È
un termine che, nella sua forma verbale, si riferisce a Cristo il quale riporta
nel mondo ogni cosa all'unità (Ef 1,10). Su questa linea, certi Padri della
Chiesa, come sant'Ireneo (circa 130 - circa 200) presentarono Cristo come Capo
della Chiesa che porta a compimento il piano di Dio nella creazione e nella
storia della redenzione. È
lo studio dei motivi che portano alla fede in Dio così come si è rivelato
liberamente in Gesù Cristo. L'analisi di questi motivi mostra che l'auctoritas
Dei revelantis (Lat. " l'autorità di Dio che rivela ") è il fattore
decisivo per credere. Cf Esperienza religiosa; Fede; Mistero; Preamboli della
fede. Analogia
(Gr. " proporzione "). (inizio) È
l'uso di un termine comune per designare realtà che sono somiglianti e
dissimili sotto lo stesso aspetto (per es., " amore ", predicato di
Dio e degli esseri umani). Il termine analogico va distinto: a)
dai termini equivoci: questi si hanno quando si usa una stessa parola per
indicare realtà differenti (per es., il cane, animale, e il cane,
costellazione); b)
e dai termini univoci, o termini perfettamente sinonimi: si tratta, in questo
caso, di termini differenti che indicano una stessa e identica realtà (per es.,
il " re " e il " sovrano " per indicare il capo supremo di
un regno). Cf Equivocità; Univocità. In
teologia, l'analogia regola il nostro parlare di Dio in termini umani e indica
che nessuna informazione che ci venga comunicata in questo modo viola l'assoluto
mistero di Dio. Come dice il Concilio Lateranense IV, qualsiasi somiglianza tra
il Creatore e le creature è caratterizzata da una dissomiglianza ancora
maggiore (cf DS 806; FCC 6.067). Esiste una differenza infinita tra
l'affermazione " Dio è " e l'affermazione " le creature sono
". Cf Concilio Lateranense IV; Dio; Mistero; Theologia Crucis; Tomismo. È
un'espressione mutuata da Rm 12,6 e viene usata nella teologia cattolica per
ricordare che un passo della Scrittura o un dato di fede va interpretato nel
contesto dell'unica, intera e indivisibile fede della Chiesa (DS 3016, 3283; FCC
1.081, 2.019). Karl Barth (1886-1968) ha usato questa espressione per indicare
la somiglianza e dissomiglianza che esistono contemporaneamente tra la decisione
umana di credere e la decisione divina di elargire la grazia. Cf Fede; Grazia;
Mistero; Theologia Crucis. Anatema
(Gr. " maledizione " o " oggetto che è maledetto "). (inizio) Forma
solenne di scomunica o esclusione dalla comunità. San Paolo usa questo termine
contro chi predicasse un falso vangelo (Gal 1,9), o non volesse amare Cristo (1
Cor 16,22). Anawim
(Ebr. " gli afflitti "). (inizio) I
poveri privi di beni e di posizione sociale. Sebbene la povertà sia stata alle
volte considerata frutto della pigrizia (Prv 10,4) e segno di disapprovazione di
Dio, i profeti hanno reclamato la giustizia per gli oppressi (Is 10,2). Il
termine anawim finì per designare coloro che ripongono la loro fiducia in Dio
(Sof 2,3). Il re messianico cavalcherà un asinello come un povero (Zc 9,9; Mt
21,5). Nel canto del Magnificat, Dio abbraccia la causa dei poveri (Lc 1,46-55).
Gesù elenca come prima beatitudine quella sui poveri (Mt 5,3; Lc 6,20). Cf
Beatitudini; Povertà. Angeli
(Gr. " messaggeri "). (inizio) Inviati
spirituali di Dio, riconosciuti, sia pure in modo differente, dalla confessione
ebraica, cristiana e islamica. Nelle tradizioni primitive dell'AT, gli angeli si
distinguono difficilmente da Dio (Gn 16,7-13); il loro scopo è quello di essere
mediatori tra Dio e gli uomini e di salvaguardare la trascendenza di Dio.
L'insegnamento sugli angeli ebbe un grande sviluppo nel tardo giudaismo, dove
appaiono i nomi di " Michele ", " Gabriele " e "
Raffaele ". Nel NT, gli angeli hanno un ruolo importante (per es., Mt
1,20-24; Lc 2,9-15; Gv 20,12-13). Sono a servizio della salvezza dell'umanità (Eb 1,14). L'insegnamento della Chiesa distingue la realtà spirituale degli
angeli da quella degli esseri corporei e afferma la loro esistenza personale (cf
DS 3891; FCC 9.109) Sebbene gli angeli siano più agenti che oggetto della
rivelazione, la Scrittura e il Magistero della Chiesa ritengono comunque certa
la loro esistenza (cf DS 3320). Cf Angeli Custodi; Cori degli angeli. Spiriti
intelligenti, non materiali, incaricati da Dio di aver cura degli uomini (cf Mt
18,10; At 12,15). Nell'AT, gli Angeli proteggono i singoli (Tb 5,1-12,21; Sal
91,11-12), piccoli gruppi di persone (Dn 3,24-28), ed anche intere nazioni (Dn
10,13-21). Cf Angeli. È
quel trattato della teologia sistematica che studia la funzione, la natura e la
gerarchia degli angeli, come anche il culto e l'iconografia che li concerne. Cf
Comunione anglicana. Termine
che cominciò ad essere usato nella metà del secolo XIX per designare gli
Anglicani della Chiesa Alta che in gran parte condividono le dottrine, le
tradizioni e la prassi dei sacramenti dei Cattolici. Cf Ecumenismo; Movimento di
Oxford. È
il principio spirituale degli esseri umani che sopravvive dopo la loro morte.
Secondo l'AT, il nephesh (Ebr. " respiro di vita ") viene da Dio (Gn
2,7) e scompare con la morte. " Il mio nephesh " può significare:
" me stesso ", o " l'anima mia " (Sal 3,2-3; cf Mc 8,34-36).
Come i " Settanta ", così anche il NT, usa spesso il termine psyché
(Gr. " anima ") per indicare il principio di vita (Rm 16,4; Fil 2,30).
Verso la fine dell'AT, la lingua e il pensiero greco hanno introdotto il
concetto dell'anima umana distinta dal corpo e dotata di immortalità da parte
di Dio (Sap 3,1-9; 9,15; 16,13). Qua e là, il NT riflette un certo dualismo tra
il corpo e l'anima (Mt 10,28; Lc 16,22; 23,43; 2 Cor 5,6-10; Fil 1,23; 1 Pt
1,9), ma pensa soprattutto agli esseri umani in quanto destinati alla
risurrezione finale. Sotto l'influsso dello stoicismo, Tertulliano (circa 160 -
circa 220) sembra aver ritenuto che l'anima fosse materiale, mentre Origene
(circa 185 - circa 254), all'estremo opposto, pensava che le anime fossero non
solo spirituali, ma anche preesistenti. San Tommaso d'Aquino (circa 1225-1274)
intese l'anima come forma del corpo. Questo divenne l'insegnamento ufficiale nel
Concilio di Vienne nel 1312 (DS 9O2; FCC 3.029). Contro il neo-aristotelismo di
Pietro Pomponazzi (1464-1525), il Concilio Lateranense V insegnò nel 1513
l'individualità e l'immortalità dell'anima umana (DS 1440; FCC 3.031). Cf
Animismo; Antropologia; Aristotelismo; Concilio di Vienne; Materia e Forma;
Morte; Preesistenza; Reincarnazione; Risurrezione; Stoicismo; Vestigia
Trinitatis; Vita dopo la morte. Animismo
(Lat. " anima ", " spirito "). (inizio) Termine
applicato una volta su larga scala per indicare la credenza di popoli primitivi
secondo cui certe piante e oggetti materiali avrebbero un'anima o uno spirito
proprio. Anipostasia
(Gr. " senza una ipostasi "). (inizio) Termine
usato per la natura umana di Cristo, la quale, pur essendo completa, tuttavia
non sussiste propriamente come persona umana, o ipostasi, bensì nel Lògos
divino. Cf Enipostasia; Ipostasi; Lògos; Neo-Calcedonianesimo; Persona. Dichiarazione
ufficiale di una sentenza ecclesiastica secondo cui un sacramento, specialmente
un matrimonio o un'ordinazione presbiterale, nonostante tutte le apparenze
contrarie, non è mai esistito, a causa di qualche impedimento, di una mancanza
di consenso o di qualche difetto nell'osservare la forma o il procedimento
specifico circa il matrimonio o l'ordinazione. Se viene riconosciuta la nullità
di matrimonio, entrambe le parti sono libere di contrarre nuove nozze, ma
soltanto " dopo che la sentenza che dichiarò la nullità del matrimonio in
primo grado fu confermata in grado di appello con un decreto o con una seconda
sentenza " (CIC can. 1684; cf cann. 1671-1685; 1708-1712). Cf Diritto
Canonico; Matrimonio; Ordine; Validità. Si
chiama così la solennità che celebra l'annuncio di Cristo portato a Maria
dall'angelo Gabriele (Lc 1,26-38). Di origine bizantina, pare che questa festa
sia stata celebrata a Roma fin dal VII secolo. La data del 25 marzo precede di
nove mesi il Natale, data tradizionale, ma non fondata storicamente, della
nascita di Gesù. Cf Avvento; Concepimento verginale; Natale. Anomei
(Gr. " dissimili "). (inizio) Si
chiamavano così gli Ariani estremisti della seconda generazione, con a capo
Aezio (morto nel 370 circa) ed Eunomio (morto nel 394), secondo i quali il
Figlio era soltanto la prima creatura ed era diverso quanto ad essenza dal
Padre. Inoltre, Eunomio sosteneva che lo Spirito era semplicemente la più
eccelsa creatura prodotta dal Figlio. Conseguentemente, i suoi discepoli
battezzavano solo " nel nome del Signore ". Cf Arianesimo;
Eunomianesimo; Filioque; Padri cappàdoci. Atteggiamento
che nega alle autorità ecclesiastiche il diritto e il dovere di parlare di
problemi politici connessi con la moralità pubblica, come anche un ruolo reale
nella vita politica e socioculturale del paese. Cf Chiesa; Clericalismo, Clero;
Teologia politica. Quei
libri sacri accettati dagli Ebrei e dai Cristiani come ispirati e canonici (NA
4). Gli Ebrei hanno una triplice divisione: a)
la Legge o il Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio); b)
i Profeti: la maggior parte dei libri storici e i profeti maggiori e minori
(escluso Daniele); e c)
gli Scritti: comprendono libri come i Salmi, i Proverbi, Giobbe e Daniele. La
Chiesa riconosce alcuni altri libri come la Sapienza di Salomone e Giuditta. Si
hanno così 45 libri dell'AT (o 46 se la Lettera di Baruc è contata a parte da
Geremia) che sono divisi nel modo seguente: il Pentateuco, i libri storici, la
letteratura sapienziale e i profeti. Contro Marcione (morto verso il 160) e
altri, la Chiesa ha sempre affermato che i libri dell'AT sono divinamente
ispirati e appartengono al canone delle Scritture. Il Vaticano II ha
sottolineato il valore permanente degli scritti dell'AT (DV 11, 14-15), i quali
ricordano e interpretano la storia della preparazione per la venuta di Cristo e
della sua Chiesa (DV 16; LG 2, 6; SC 5). Cf Bibbia; Canone delle Scritture;
Ispirazione; Marcionismo; Nuovo Testamento. L'avversario
supremo di Cristo, connesso con la fine del mondo (1 Gv 2,18.22; 4,3) e
personificato in quanti negano l'incarnazione (2 Gv 7). È stato anche
identificato con " l'uomo iniquo " (2 Ts 2,3-10) e con " la
bestia " (Ap 11,7; cf DS 916; 118; FCC 7.068). Cf Messia. Antidoron
(Gr. " al posto del dono "). (inizio) Cf
Eulogia. Antimension
(Gr. " al posto della mensa "). (inizio) Cf
Venerazione dei santi. Antinomianismo
(Gr. " contro la legge "). (inizio) Disattenzione
o addirittura disprezzo per la legge. Generalmente, questo comportamento può
basarsi su ragioni filosofiche o teologiche; può derivare da un rifiuto
psicologico dell'autorità, o essere semplicemente dettato da interessi
economici. Già al tempo del NT, varie sette hanno sostenuto che i cristiani non
erano più soggetti a nessuna legge, giustificando questo loro atteggiamento con
un'interpretazione errata dell'insegnamento di Paolo (cf Rm 3,8.21), o
appellandosi ad una guida speciale dello Spirito Santo che li liberava dai
comuni obblighi morali. Cf Anabattisti; Gnosticismo; Legge. Cf
Teologia antiochena. Ostilita
contro gli Ebrei con sfondi razziali, religiosi e politici. Il Concilio Vaticano
II respinse l'accusa fatta agli Ebrei di responsabilità collettiva per la morte
di Gesù e deplorò " gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni
dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque "
(NA 4). Cf Ebrei; Olocausto. Approccio
alle questioni teologiche che prende l'umana esperienza come punto di partenza e
guida conseguente. Quando questo approccio degenera fino a fare degli esseri
umani il centro e l'unica misura di tutte le cose, l'antropocentrismo rende
impossibile una teologia genuina. Cf Mistero; Teocentrismo; Teologia. Interpretazione
dell'esistenza umana (nella sua origine, natura e destino) alla luce della fede
cristiana. Cf Creazione; Deificazione; Escatologia; Grazia; Immagine di Dio;
Peccato originale; Protologia. Attribuire
a Dio caratteristiche umane, sia fisiche (per es., il volto, la bocca, le mani)
che emozionali (per es., il dispiacere, la gioia, l'ira). Cf Teologia Apofatica;
Teologia Negativa. Uomini
rivestiti di autorità nelle Sinagoghe ebraiche (Lc 7,3), nel Sinedrio di
Gerusalemme (Mc 14,43.53; 15,1) e nelle comunità cristiane primitive (At 11,30;
14,23; 15,22). Alle volte, nel NT, " anziani ", o " presbiteri
" sembrano essere sinonimi di ispettori o " vescovi " (Fil 1,1;
Tt 1,5.7). Giovanni Calvino (1509-1564) distingueva tra " anziani maestri
" (ordinati pastori) e " anziani governanti " (laici). Questa
distinzione esiste ancora nelle Chiese Riformate e Presbiteriane. Cf Vescovo;
Laico; Presbitero. Apatia
(Gr. " mancanza di passione o sofferenza "). (inizio) Termine
stoico usato qualche volta dai Padri della Chiesa per indicare la serenità che
proviene dalla libertà da passioni cattive e dalla profonda unione con Dio. Cf
Ascesi; Deificazione; Esicasmo; Impassibilità; Mortificazione; Stoicismo. Apocatastasi
(Gr. " restaurazione universale "). (inizio) Teoria
sviluppata da Origene (circa 185 - circa 254) e poi condannata come eretica,
secondo cui gli angeli e gli uomini, anche i demoni e i dannati, saranno alla
fine tutti salvi (Cf DS 409, 411; FCC 0.008). Cf Inferno. Apocrifi
(Gr. " nascosti ", o " non genuini "). (inizio) Libri
dell'AT scritti in greco (la maggior parte tra il 200 a.C. e il 70 d.C.),
stampati nelle Bibbie cattoliche, ma spesso omessi in quelle protestanti.
Comprendono libri come quello di Tobia, di Giuditta, del Siracide, della
Sapienza e il 1o e 2o dei Maccabei (cf DS 213, 354). Cf Antico Testamento;
Bibbia; Canone delle Scritture; Libri deuterocanonici; Vangeli apocrifi;
Volgata. Eresia
cristologica sostenuta dal vescovo di Laodicea, Apollinare (circa 310 - circa
390). Preoccupato di difendere la piena divinità di Cristo contro gli Ariani,
Apollinare intaccò la sua piena umanità col sostenere che Cristo non aveva
spirito, ossia anima razionale, in quanto questa era sostituita dal Lògos
divino (cf DS 146, 149, 151; FCC 4.023; 4.034). Il suo interesse principale era
così quello di stabilire una stretta unità in Cristo, come appare dalla sua
formula: " L'unica natura incarnata del Lògos ". Cf Arianesimo;
Cristologia; Monofisismo. Difesa
razionale della fede cristiana circa Dio, Cristo, la Chiesa e la sorte comune
degli uomini. Le argomentazioni possono essere rivolte agli aderenti di altre
religioni, ai membri della comunità cristiane non cattoliche, ai membri
dubbiosi della propria Chiesa, o semplicemente ai credenti che desiderano
approfondire la consapevolezza della loro fede (cf 1 Pt 3,15). Cf Dialogo;
Teologia fondamentale. Nome
dato a san Giustino Martire (circa 100 - circa 165), a san Teofilo di Antiochia
(fine del II secolo), ad Atenagora (il quale verso il 177 rivolse la sua
Apologia all'imperatore Marco Aurelio), a Taziano (morto verso il 160), e ad
altri scrittori cristiani i quali difesero la fede contro le obiezioni degli
Ebrei e dei pagani. Mentre alcuni, come Giustino, divennero i primi autori
cristiani a fare un uso serio della filosofia, altri invece, come Taziano, si
dimostrarono ostili alla filosofia greca. Gli apologisti offrivano alle persone
colte del paganesimo un'esposizione della religione cristiana. Gli apologisti
latini vennero un po' più tardi con Tertulliano (circa 160 - circa 220). Cf
Filosofia; Padri Apostolici; Padri della Chiesa; Platonismo; Stoicismo. (Gr.
Lat. " sentenze dei Padri "). Raccolta in greco di aneddoti e detti
dei Padri del deserto d'Egitto e altrove che comprendono sant'Antonio Abate
(circa 251-356), santa Sincletica (IV secolo) e Poemen (V secolo). A parte
alcune stravaganze, l'opera è caratterizzata da saggezza e discrezione.
Costituisce una fonte preziosa per le origini del monachesimo e per la vita
spirituale cristiana. Cf Anacoretismo; Cenobiti; Monachesimo. Apostasia
(Gr. " distaccarsi "). (inizio) Si
trova questa parola nella traduzione greca dei Settanta (Ger 2,19) e in At 21,21
per descrivere la defezione dalla fede e l'allontanamento dalla comunità dei
credenti. Nel linguaggio comune, indica l'abbandono completo e deliberato della
fede da parte di cristiani battezzati. Si distingue così dalla semplice eresia
e dallo scisma. Cf Eresia; Fede; Scisma. È
l'identità di fede e prassi cristiana della Chiesa di oggi con la Chiesa degli
Apostoli. Assieme all'unità, santità e cattolicità, il Simbolo
Niceno-Costantinopolitano elenca l'apostolicità come una delle quattro "
note " della Chiesa. Cf Cattolicità; Note (Segni) della Chiesa; Santità;
Simbolo niceno. Apostolo
(Gr. " uno che è mandato ", " ambasciatore "). (inizio) In
senso stretto, si chiamano così i dodici discepoli scelti da Cristo (Mt 10,2;
Lc 6,13-16), i quali resero testimonianza al suo ministero, alla sua morte e
risurrezione con la potenza dello Spirito Santo (At 1,5.8). In un senso più
largo, sono compresi come Apostoli: Paolo (1 Cor 9,1; Gal 1,1.17), Barnaba (At
14,4.14), Giacomo (1 Cor 15,7) ed altri (Rm 16,7) che servirono come guide nella
missione originaria del cristianesimo e che furono investiti dell'autorità di
Cristo nella fondazione della Chiesa (Ef 2,20). Cf Ministero petrino;
Successione apostolica. Apparizioni
del Signore risorto. (inizio) Si
tratta di quella serie speciale di incontri col Gesù risorto, che costituirono
il modo primario con cui i primi cristiani conobbero che era risorto dai morti.
Apparve a persone singole, come Maria Maddalena (Mt 28,9-10; Gv 20,11-18),
Pietro (1 Cor 15,5; Lc 24,34) e Paolo (1 Cor 9,1; Gal 1,12.16; At 9,1-19) e a
gruppi, specialmente agli " Undici " (per es., Mc 16,7; Mt 28,16-20; 1
Cor 15,5,). Come indicano la 1 Cor 15,8; Gv 20,29 e altri testi del NT (per es.,
1 Pt 1,8), le apparizioni del Cristo risorto furono esperienze riservate ai
testimoni originari la cui predicazione e il cui ministero inaugurarono la
missione cristiana e la Chiesa. Cf Apostolo; Ascensione; Risurrezione. Appropriazioni
(Lat. " fare proprio ").
(inizio) Attribuire
ad una persona divina un'azione o un attributo che in realtà è comune alle tre
Persone divine. Così, la creazione è attribuita per appropriazione al Padre,
la redenzione al Figlio e la santificazione allo Spirito Santo. Di fatto, tutte
le opere ad extra (Lat. " le azioni esterne ") sono comuni alle tre
Persone divine (cf DS 545-546; 1330; FCC 6.072). Cf Attributi divini; Trinità
immanente. Archimandrita
(Gr. " che guida un gregge "). (inizio) Titolo
dell'Oriente bizantino applicato al Superiore di un grande monastero o di un
gruppo di monasteri. È usato anche come titolo onorifico per certi presbiteri
celibi. Originariamente,
si chiamava così il capo del collegio dei diaconi, che faceva da vicario al
vescovo nell'amministrazione e nella disciplina della diocesi. Il termine venne
poi a designare un presbitero incaricato di funzioni importanti nella diocesi.
Cf Diacono; Diocesi. Titolo
usato a partire dal IV o V secolo per vescovi di sedi particolarmente
importanti, e in seguito applicato in Occidente per i metropoliti o capi di una
regione ecclesiastica. Nella Chiesa Latina, il titolo di " arcivescovo
" può essere puramente onorifico. In Oriente, i patriarchi vennero
chiamati arcivescovi e in seguito il titolo fu esteso ai metropoliti. Cf
Patriarca; Vescovo. Argomenti
per l'esistenza di Dio. (inizio) Sono
le vie filosofiche per dimostrare come la fede in Dio abbia un fondamento
ragionevole. Una di queste vie, per esempio, è quella che parte dal finalismo
cosmico per giungere ad una Mente ordinatrice (cf DS 3004, 3026; FCC 1.061,
1.064). Ben lungi dal sostituire la fede, questi argomenti vengono da una fede e
da una esperienza di Dio che li precedono. Cf Argomento teleologico; Cinque Vie
(Le); Dio; Esperienza religiosa; Mistero; Teologia naturale Argomento
cosmologico. (inizio) Cf
Argomenti per l'esistenza di Dio; Cinque Vie (Le). Argomento
ontologico.
(inizio) Questo
modo di " dimostrare " l'esistenza di Dio è stato sviluppato da
sant'Anselmo di Aosta (circa 1033-1109). Siccome ciò che intendiamo per "
Dio " è " id quo nihil maius cogitari possit " (Lat. " ciò
di cui non si può pensare nulla di più grande "), proprio l'idea di Dio
esige l'esistenza obiettiva di Dio. Altrimenti, cadremmo in una contraddizione,
in quanto saremmo capaci di immaginare qualcosa più grande di Dio, e
precisamente un Dio che esiste. San Tommaso d'Aquino (circa 1225-1274), Immanuel
Kant (1724-1804) e altri hanno respinto questo argomento in quanto passa
indebitamente, secondo loro, dal livello del pensiero puro a quello
dell'esistenza effettiva. Altri filosofi, invece, sia pure in modi differenti,
hanno difeso questo argomento: René Descartes (Cartesio: 1596-1650), Baruch
Spinoza (1632-1677), Goffredo Guglielmo Leibniz (1646-1716), Giorgio Guglielmo
Federico Hegel (1770-1831). Più recentemente, alcuni hanno sostenuto che
l'argomento ontologico, anziché essere una " prova ", non fa che
spiegare la conoscenza implicita che abbiamo già di Dio. Cf Cinque Vie (Le);
Ontologismo. Argomento
teleologico (inizio) (Gr.
" studio dei fini e degli scopi "). È l'argomento che parte
dall'ordine che si costata nel mondo per affermare l'esistenza di Dio come
Ordinatore e Causa finale di ogni cosa. In maniere differenti, Aristotele
(384-322 a.C.), san Tommaso d'Aquino (circa 1225-1274) e molti altri hanno
interpretato l'universo come rivelatore di finalità intelligenti e indicatore
di Dio come fine ultimo di tutte le cose. Davide Hume (1711-1776) ha messo in
discussione la causalità trans-empirica in genere; Immanuel Kant (1724-1804) ha
contestato la possibilità di prove, in particolare per l'esistenza di Dio.
L'argomento teleologico ha dovuto affrontare ulteriori obiezioni quanto Charles
Darwin (1809-1882) spiegò il disegno biologico come la sopravvivenza dei più
idonei. Le teorie meccanicistiche dell'ordine del mondo come semplice risultato
di operazioni casuali delle forze naturali sono durate a lungo. Però, i recenti
progressi in astronomia, biologia, fisica ed in altre scienze hanno mostrato
quanto vasto e di grande portata sia l'ordine in un mondo che, a quanto pare,
esiste solo da un tempo tutto sommato relativamente breve. Le probabilità
contrarie ad un ordine così sbalorditivo che sarebbe emerso per puro caso dànno
una nuova plausibilità all'argomento che postula un Ordinatore intelligente. Cf
Argomenti per l'esistenza di Dio; Causalità; Cinque Vie (Le); Finalità. Eresia
condannata nel Concilio di Nicea I (325). Il suo fautore fu un prete di
Alessandria, Ario (circa 250 - 336), il quale sosteneva che il Figlio di Dio non
era sempre esistito e perciò non era di natura divina, ma soltanto la prima
creatura (cf DS 125-126, 130; FCC 0.503-0.504). Dopo aver turbato seriamente la
pace della Chiesa fino al 381, l'Arianesimo sopravvisse in forma mitigata per
parecchi secoli fra le tribù germaniche. Cf Anomèi; Concilio di Nicea I;
Filioque; Omèi; Omooùsios; Semi-Arianesimo; Subordinazionismo. Orientamento
filosofico che ebbe la sua origine con Aristotele (384-322 a.C.), caratterizzato
da un maggiore realismo della precedente e spesso rivale scuola platonica. Dopo
essere stato disatteso e combattuto da alcuni Padri della Chiesa,
l'aristotelismo con la sua etica, logica, teoria della causalità (con le sue
quattro cause: efficiente, finale, formale e materiale) e visuale dell'anima
umana come forma del corpo (e non prigioniera del corpo, come insegnava il
platonismo), si affermò nel Medioevo col sostegno di filosofi arabi, di Mosè
Maimonide (1135-1204) e di san Tommaso d'Aquino (circa 1225-1274). San Tommaso
elaborò le sue prove dell'esistenza di Dio su una base aristotelica, ma difese
l'immortalità naturale dell'anima, negata, a quanto pare, da Aristotele. Cf
Anima; Causalità; Cinque Vie (Le); Neoplatonismo; Platonismo; Tomismo. Cf
Cristianità armena. Ars
moriendi (Lat. " l'arte di morire "). (inizio) Insegnamento
del tardo Medioevo sul modo con cui i cristiani devono affrontare la morte. I
libri su questo argomento, come per esempio quello di Giovanni Gersone
(1363-1429), godettero di una grande popolarità ed influenzarono l'arte per le
descrizioni della morte. Cf Morte. È
la salita al cielo del Cristo risorto per entrare nella gloria piena e
definitiva " alla destra del Padre ", dove intercede per noi ed
esercita la sua signoria sull'intero universo (cf DS 10-30; 189; FCC 5.004,
0.502, 5.006). L'Ascensione indica la chiusura delle apparizioni avvenute dopo
la risurrezione (unica eccezione è il caso di Paolo) ed inaugura una nuova
presenza di Cristo mediante lo Spirito Santo. Questa nuova presenza è la Chiesa
con la sua missione nel mondo intero. Di qui, i due misteri vennero inizialmente
celebrati insieme a Pentecoste, ma verso il 370 la festa dell'Ascensione venne
fissata a quaranta giorni dopo la Pasqua (At 1,3). Cf Pentecoste; Risurrezione. Ascesi
(Gr. " esercizio ").
(inizio) Vie
e modi adottati dai cristiani sotto l'azione dello Spirito Santo per purificarsi
dal peccato e rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla libera sequela di
Cristo. L'ascesi genuina porta una crescita nella contemplazione e nell'amore di
Dio e non è per nulla dannosa alla maturità personale e alla responsabilità
sociale. Cf Contemplazione; Imitazione di Cristo; Mortificazione; Penitenza. Confessione
dell'autocomunicazione di Dio salvatore in Cesù crocifisso e risorto (per es.,
Rm 10,9). Questo comporta un impegno personale verso Cristo come Signore (per
es., Rm 1,5; 1 Cor 12,3) ed una speranza fiduciosa nella futura risurrezione (Rm
6,8). Questo atto, libero e ragionevole, è reso possibile mediante la potenza
dello Spirito Santo che dà ad ognuno la capacità di farsi battezzare e di
entrare nella Chiesa. Cf Battesimo; Fede. Assenso
puramente astratto a una verità senza afferrarla in pieno o senza essere
afferrati dalla realtà di quella verità. Cf Teologia. Assenso
pieno alla verità, specialmente a verità concrete più che a verità astratte.
Notando come molti accettino solo nozionalmente le realtà mediate dalle verità
concrete e dal linguaggio della rivelazione, John Henry Newman (1801-1890) rese
popolare la distinzione tra assenso reale e assenso puramente nozionale. Cf
Fede. Dichiarazione
ai peccatori pentiti del perdono dei peccati personali per mezzo di Cristo (cf
DS 1673; FCC 9.233). L'assoluzione può avere la forma indicativa (per es.:
" Io ti assolvo "), o deprecativa (per es.: " Dio onnipotente
abbia misericordia di noi e perdoni i nostri peccati "). Le formule di
assoluzione degli Orientali sono generalmente deprecative (per es.: " Dio
ti perdoni "). L'assoluzione costituisce una parte essenziale del
sacramento della Riconciliazione e richiama il ministero di perdono di Cristo
(Mt 18,21-35; Mc 2,1-12.15-17; Lc 5,17-26; 7,36-50; 15,1-32; 19,1-10; Gv 8,3-11)
e il potere che ha lasciato alla Chiesa di " legare " e di "
sciogliere " (Mt 16,19; 18,18; Gv 20,22-23). Nel Rito Latino, la formula
dell'assoluzione suona così: " Dio, Padre di misericordia, che ha
riconciliato a sè il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha
effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il
ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ". Il
Concilio di Trento (1545-1563) definì che l'assoluzione non è una semplice
dichiarazione, ma è anche un atto giudiziale (DS 1684, 1709; FCC 9.245, 9.265). L'assoluzione
è data dal vescovo che è a capo di una diocesi e dai presbiteri ai quali egli
abbia dato l'autorità di ascoltare le confessioni (cf DS 1323; FCC 9.217).
Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1983, " Coloro che godono della
facoltà di ricevere abitualmente le confessioni sia in forza dell'ufficio, sia
in forza della concessione dell'Ordinario del luogo di incardinazione o del
luogo nel quale hanno il domicilio, possono esercitare la stessa facoltà
ovunque, a meno che l'Ordinario del luogo, in un caso particolare, non ne abbia
fatto divieto... " (Can.969, & 2; cf 959-960, 966). Si può impartire
l'assoluzione in modo generale qualora " vi sia imminente pericolo di morte
ed al sacerdote o ai sacerdoti non basti il tempo per ascoltare le confessioni
dei singoli penitenti " (CIC 961 & 1, 1o). Però, a coloro che ricevono
l'assoluzione in questo modo va detto che dovranno confessarsi individualmente
appena sarà loro possibile. L'assoluzione all'inizio della Messa o durante la
liturgia delle Ore è un sacramentale, non un sacramento. Cf Confessione;
Diocesi; Epìclesi; Giurisdizione; Ordinario; Perdono dei peccati; Sacramento
della penitenza; Sacramento; Sacramentale. Assunzione
della Beata Vergine Maria.
(inizio) Dogma
definito nel 1950 dal Papa Pio XII secondo cui, terminato il corso della vita
terrena, Maria fu assunta in cielo in anima e corpo (cf DS 3900-3904; FCC
5.027-5.030). Mentre Cristo " ascese " per virtù propria, Maria fu
" assunta " dalla potenza di Dio. A partire dal V secolo, i cristiani
d'Oriente celebravano la " kòimesis " (" dormizione ")
della Beata Vergine Maria. Il termine " Assunzione " sostituì quello
di " dormizione " quando Roma adottò la festa nel VII secolo. Cf
Dogma. Rinuncia
ad attività di per sé legittime, come, per esempio, il mangiare carne. In
Occidente, la Chiesa Cattolica prescrive l'astinenza dalle carni il Mercoledì
delle Ceneri e ogni venerdì, specialmente i venerdì di Quaresima. Le
Conferenze Episcopali possono, però, adattare questa prassi secondo le necessità
del luogo (cf CIC 1249-1253). In Oriente, i giorni di astinenza sono molto più
frequenti e sono di solito associati col digiuno. Cf Conferenze Episcopali;
Digiuno; Quaresima. Ateismo
(Gr. " senza Dio ").
(inizio) Negazione
dell'esistenza di Dio, in teoria o in pratica. Le molteplici forme di ateismo
vanno da una indifferenza tollerante ad un rigetto militante, che varia a
seconda del concetto particolare del Dio che viene rigettato e dell'ambiente
socio-ecclesiale in cui si ingaggia il conflitto. Per un tempo più o meno
lungo, è possibile essere atei in buona fede, ma il rifiuto consapevole del
problema dell'esistenza di Dio è irresponsabile e degno di biasimo. Cf
Agnosticismo; Dio; Mistero; Teologia Negativa. Cf
Monte Athos. Proprietà
predicate di Dio sulla base del pensiero filosofico (per es., 'immutabilità) eo
della rivelazione biblica (per es., la fedeltà). Essi esprimono, nei limiti
dell'analogia, l'essenza ineffabile di Dio, da cui, in ultima analisi, non si
distinguono realmente. Cf Analogia; Palamismo. Attrizione
(Lat. " rimorso ").
(inizio) Termine
coniato nel XII secolo per indicare il dispiacere dei peccati commessi. a)
Questo dispiacere è causato dalla vergogna o dal timore dei castighi più che
dall'amore verso Dio. b)
Qualche volta si chiama " dolore imperfetto ". Il
Concilio di Trento (1545-1563) insegnò che l'attrizione è sufficiente per la
recezione fruttuosa del sacramento della Penitenza quando sia animata dalla
speranza del perdono e dal proponimento di non peccare di nuovo (cf DS 1678). Cf
Contrizione; Sacramento della penitenza. Cf
Confessione di Augusta. Autocefalo
(Gr. " che ha la propria testa "). (inizio) Termine
usato specialmente per le Chiese rette dai propri Sinodi e che fanno parte della
comunione delle Chiese Orientali Ortodosse. Tutti i patriarcati sono autocefali,
ma non tutte le Chiese autocefale sono patriarcati. Per gli Ortodossi Orientali,
il Patriarca di Costantinopoli gode di un primato d'onore, mentre un Concilio
generale può legiferare per tutte le Chiese autocefale. Cf Chiese Orientali. Termine
usato da idealisti tedeschi come G. G. F. Hegel (1770-1831) e poi adattato da
teologi come Karl Rahner (1904-1984) e dal Concilio Vaticano II (DV 6) per
designare l'automanifestazione e autodonazione di Dio nell'opera della
rivelazione e della grazia. Cf Deificazione; Grazia; Idealismo; Rivelazione. Autonomia
(Gr. " auto-governo "). (inizio) Termine
usato spesso a partire da Immanuel Kant (1724-1804) per indicare il diritto di
autodeterminazione nelle sfere della libertà morale e del pensiero religioso.
Siccome questa indipendenza è esercitata in un universo creato e conservato
nell'essere da Dio, la nostra autonomia può essere soltanto relativa. Cf Eteronomia;
Illuminismo; Teonomia. L'aspettativa
giustificata che un comando sarà eseguito o che un'affermazione sarà accettata
come vera. Nella Chiesa, ogni autorità viene da Cristo e va esercitata sotto la
guida dello Spirito Santo come un servizio, e non come un'affermazione di potere
(cf Lc 22,24-27; LG 24). Cf Analisi della
fede; Antinomianismo; Autonomia; Carismi; Eteronomia; Giurisdizione; Magistero;
Obbedienza; Teonomia. Avventisti
del settimo giorno.
(inizio) Si
tratta di un gruppo che si staccò dai principali Avventisti dopo che William
Miller (1782-1849) ebbe annunciato che il 1844 sarebbe stato l'anno della fine
del mondo e dell'avvento di Cristo. Ellen G. White (1827-1915) fu un personaggio
di primo piano tra gli Avventisti del Settimo Giorno. Essi osservano il sabato
anziché la domenica, praticano il battesimo degli adulti per immersione
completa, si astengono dall'alcool e dal tabacco, e vivono nell'attesa della parusìa,
senza, però, predire una data precisa per il ritorno di Cristo. Cf Avvento;
Domenica; Parusìa; Sabato. Per
i cristiani d'Occidente sono le quattro settimane che preparano al
Natale e che formano l'inizio dell'anno liturgico. Sono caratterizzate dalla
riduzione dei segni festivi: non si dice il Gloria (eccetto per la solennità
dell'Immacolata Concezione); il colore liturgico è quello penitenziale, cioè,
viola (eccetto la terza domenica di Avvento in cui si può usare il colore
rosa). Il termine " Avvento " si riferisce anche alla " seconda
venuta " di Cristo alla fine della storia. Cf Calendario liturgico; Gloria;
Immacolata Concezione; Parusìa; Preparazione al Natale. Azzimi
(Gr. " senza lievito ").
(inizio) Pane
sottile, cotto senza lievito (cf Gn 19,3). Lo si mangiava per una settimana
intera nella festa dell'AT che commemorava l'esodo dall'Egitto (Es 23,15;
34,18). A motivo della sua fermentazione, il pane lievitato venne a
simboleggiare la corruzione (Mt 16,6; 1 Cor 5,7). Secondo i vangeli sinottici,
l'ultima Cena avvenne nel primo giorno della Festa degli Azzimi (Mt 26,17; Mc
14,12; Lc 22,7). Per questo motivo, i Latini usano per la Messa
pane non lievitato. La maggior parte, delle Chiese Orientali, invece, segue san Giovanni
che data l'ultima Cena e la crocifissione proprio prima che cominciasse la festa
degli Azzimi (Gv 13,1; 18,28; 19,14). Questa differenza fu uno dei pretesti che
occasionarono lo scisma del 1054 tra l'Oriente e l'Occidente. L'arcivescovo
Leone di Acrida accusò i Latini di essere " azzimiti " o "
infermentarii ", mentre gli Orientali vennero a loro volta soprannominati
" prozimiti " o " fermentari ". Il Concilio di Firenze
(1439) insegnò che si può usare per l'Eucaristia sia il pane non lievitato che
quello lievitato (cf DS 1303). Tutti gli Orientali, eccetto gli Armeni e i
Maroniti, usano pane lievitato. Cf
Concilio di Firenze (Basilea, Ferrara); Pasqua ebraica. B Cf
Concilio di Basilea. Battesimo
(Gr. " lavare ", o " immergere "). (inizio) Il
sacramento fondamentale della " rinascita
" che fa membri della Chiesa e perciò capaci di ricevere gli altri
sacramenti. Lavati con l'acqua e consacrati dallo Spirito Santo (Gv 3,5; Mt
28,19), con la fede e il pentimento, i battezzati sono purificati dal peccato,
diventano partecipi della morte e risurrezione di Cristo e cominciano in lui una
nuova vita (Rm 6,3-11). Nei primi secoli, il battesimo era di solito seguito
subito dalla confermazione e dalla comunione. Questa prassi è tuttora
conservata dagli Ortodossi. Il battesimo è necessario per la salvezza, ma può
essere sostituito dal battesimo di sangue (martirio), o dal battesimo di
desiderio (il desiderio implicito o esplicito di essere battezzati; DS 1524; FCC
8.057). Cf Catecumeni; Carattere; Iniziazione; Sacramento. Battesimo
dei bambini.
(inizio) Si
tratta dei bambini nati da genitori cristiani. Il NT insinua la pratica del
battesimo dei bambini quando parla di intere famiglie che abbracciano la fede e
che vengono battezzate (cf At 10,1-48; 16,15.33; 18,8; 1 Cor 1,16). Nel secolo
III, troviamo san Cipriano (morto nel 258) e Origene (circa 185 - circa 254) che
si richiamano esplicitamente al battesimo dei bambini, mentre Tertulliano (circa
160 - circa 225) contesta questa prassi. All'inizio del V secolo, il battesimo
dei bambini sembra largamente diffuso per non dire universale. Al tempo della
Riforma, prima gli Anabattisti, poi i Battisti e altri gruppi rigettarono il
battesimo dei bambini come opposto alla scelta personale e consapevole per
Cristo che è richiesta a ogni battezzato. D'altra parte, siccome tutti gli
esseri umani sono chiamati alla salvezza eterna, la Chiesa afferma il diritto e
il dovere di battezzare i bambini dei genitori cristiani (cf DS 2552-2562;
3296), purché almeno uno dei genitori sia d'accordo e vi sia la speranza che il
bambino riceverà un'educazione cristiana (cf CIC 867-868). Il battesimo dei
bambini può essere differito se ciò può servire a preparare i genitori ad
assumere meglio le loro responsabilità di cristiani. Nella Chiesa d'Oriente, il
battesimo dei bambini è seguito immediatamente dalla cresima e dall'Eucaristia.
Il nuovo Rito della Chiesa Cattolica per il battesimo degli adulti segue questa
prassi. I bambini, invece, ricevono solo il battesimo. La comunione e la cresima
(in questo ordine) sono tramandati finché abbiano raggiunto almeno l'uso di
ragione. Cf Anabattisti; Battesimo;
Battisti; Pelagianesimo; Sacramento. Battesimo
per aspersione.
(inizio) In
casi urgenti, si asperge (anziché versare) tre volte il battezzando con acqua. Battesimo
per immersione.
(inizio) Questa
forma di battesimo era una volta molto diffusa, mentre oggi si trova solo presso
i Siriani sia orientali che occidentali. Consiste nel versare tre volte acqua
sul battezzando mentre questi è già immerso nell'acqua o sta per immergersi.
Cf Siriani Ortodossi. Battesimo
per immersione totale.
(inizio) È
la forma di battesimo più comune tra gli Ortodossi Orientali e molti Battisti
dell'Occidente. Il corpo intero del battezzando, o almeno il capo, è
completamente sommerso tre volte nell'acqua. Cf
Chiese Orientali. Battesimo
per infusione.
(inizio) È
la forma di battesimo che consiste nel versare tre volte l'acqua sul capo del
battezzando. Introdotto inizialmente per i malati che non potevano essere
immersi nella piscina, questa forma è divenuta nel XIII secolo la forma comune
di battesimo tra gli Occidentali. Membri
di una Chiesa evangelica abbastanza grande che fa risalire le proprie origini
all'inizio del secolo XVII, quando si staccò dalla Chiesa Anglicana. John Smyth
(circa 1554-1612), chiamato l'" autobattezzatore ", perché battezzò
se stesso, fondò la prima Chiesa Battista ad Amsterdam nel 1609. I Battisti
riservano il battesimo per coloro che consciamente professano il pentimento dei
propri peccati e la fede in Cristo. Conservano la relativa autonomia delle
Chiese locali. Cf Anabattisti; Battesimo
dei bambini; Evangelici. In
senso stretto, tutti coloro che sono stati ufficialmente beatificati. In senso
largo, tutti coloro che sono in cielo. Cf
Beatificazione. L'approvazione
solenne per la pubblica venerazione dopo la morte di un cristiano che abbia
esercitato in vita le virtù in grado eroico. Nel 1747, Benedetto XIV riservò
al Papa il diritto di beatificare. Cf
Canonizzazione. Le
otto (o nove) benedizioni pronunciate da Cristo nel Discorso della Montagna (Mt
5,3-11), che presentano delle analogie nell'AT (per es., Sal 1,1; Is 32,20) e
sintetizzano la perfezione cui devono tendere tutti i cristiani. Nel "
Discorso della Pianura ", parallelo in Lc 6,20-26, le quattro benedizioni,
accoppiate con quattro maledizioni, sono più specifiche nelle loro esigenze. Le
beatitudini, che presentano il Regno di Dio nelle sue esigenze e promesse
fondamentali, hanno fornito ispirazioni a molti non cristiani. Cf
Imitazione di Cristo; Regno di Dio. Nell'uso
cristiano, si intende con questo termine una dichiarazione autorevole,
un'invocazione o una concessione di grazia e ratifica divina, accompagnata di
solito da un segno di croce. Cf Berakàh;
Consacrazione; Sacramentale. Benedizione
(col Santissimo).
(inizio) Forma
di devozione eucaristica che divenne comune in Occidente a partire dal VI
secolo. Un'ostia consacrata è esposta sull'altare per l'adorazione. Dopo inni,
preghiere e l'uso di incenso, il celebrante benedice l'assemblea tracciando un
segno di croce con l'Ostia. Cf Benedizione. Berakàh
(Ebr. " benedizione ").
(inizio) Preghiera
ebraica di ringraziamento a Dio (per es., Gn 24,27; Sal 28,6). Il termine
cristiano " eucaristia " traduce sostanzialmente il termine ebraico berakàh. Berith
(Ebr. " obbligo ", o " alleanza "). (inizio) Concetto
ebraico fondamentale che può originariamente aver significato semplicemente un
obbligo imposto da Dio o (occasionalmente) una promessa fatta da Dio. In
seguito, venne ad indicare un rapporto reciproco di alleanza tra Dio e il popolo
eletto. Cf Alleanza. Bestemmia
(Gr. " danneggiare il buon nome "). (inizio) Manifestare
disprezzo verso Dio e le realtà religiose con parole, pensieri e azioni (cf Es
22,27; Lv 24,10-23). Scritti
sacri ispirati da Dio e che esprimono la fede ebraica e cristiana in un modo che
è normativo per tutti i tempi. Cf Antico
Testamento; Apocrifi; Canone delle Scritture; Critica biblica; Critica storica;
Ermeneutica; Ispirazione; Libri deuterocanonici; Marcionismo; Nuovo Testamento. È
un termine moderno con cui si indicano certe formule brevi di professioni di
fede (per es., 1 Tm 2,5-6; Rm 4,24; 2 Cor 4,14) che nominano solo il Padre e il
Figlio. Queste, naturalmente, si trovano anche accanto a formule trinitarie (per
es., Mt 28,19; 2 Cor 13,13). Il binitarismo può anche significare quell'eresia
che nega la divinità dello Spirito Santo e che ammette in Dio due sole persone.
Cf Concilio Costantinopolitano I;
Professione di fede; Trinità. Cf
Cristiani bizantini. Bogomili
(Slavo " cari a Dio "). (inizio) Sètta
dualista e doceta del Medioevo. Fu per un certo tempo appoggiata da Bisanzio. Si
ritiene che i fondatori siano stati un prete di nome Geremia (bulgaro della metà
del X secolo) e un certo Teofilo che fu molto attivo tra il 927 e il 950
(Bogomilo è la traduzione slava di Teofilo). Il disprezzo per la materia portò
i Bogomili a rigettare: a)
l'AT (eccetto i passi profetici che si riferiscono a Cristo e i Salmi) e b)
varie pratiche " materiali " come la venerazione delle immagini
(compreso il crocifisso), il battesimo di acqua, qualsiasi forma di battesimo
dei bambini, e il matrimonio. L'unica preghiera ammessa era il Padre nostro. La
sètta si diffuse rapidamente nei Balcani, specialmente in Bulgaria, ma, con la
venuta dei Turchi, molti suoi aderenti si fecero musulmani. I Bogomili
influirono sull'origine degli Albigesi. Cf
Albigeismo; Càtari; Docetismo; Dualismo; Gnosticismo; Manicheismo; Marcionismo;
Priscillianismo. Nome
che si dà in Occidente al libro o ai libri usati per la preghiera quotidiana
dai sacerdoti e da altri. Contiene tutti i salmi, una varietà di inni, di
letture della Scrittura, dei Padri e di altri scrittori spirituali (cf SC
83-101; PO 5, 13). Cf Liturgia delle Ore. Buddismo
(Sanscrito " illuminato ").
(inizio) È
una religione del mondo, fondata in India da Siddharta Gautama Buddha (circa 563
- circa 483 a.C.). Esiste in due forme: il Buddismo Hinayana
(Sanscrito " piccolo veicolo "), o Theravada
(Pali " vecchia dottrina "): si trova in Birmania, nello Sri
Lanka, in Tailandia e altrove. L'altra forma è il Buddismo Mahayana (Sanscrito " grande veicolo "): si trova in Cina,
in Giappone, Corea, Mongolia, Tibet e altrove. Sotto l'albero Bodhi (l'albero
dell'illuminazione), il principe Gautama divenne illuminato intorno alle quattro
verità fondamentali: a)
l'esistenza umana è dolore; b)
la causa del dolore è il desiderio; c)
il dolore cessa con la liberazione da ogni forma di desiderio; d)
la cessazione del dolore può essere raggiunta attraverso la ottupla via della
liberazione. Questa
ottupla via comprende: la retta conoscenza delle quattro verità enunciate, la
retta intenzione, il retto parlare, il retto agire, la retta occupazione, il
retto sforzo, il retto controllo delle sensazioni e delle idee, la retta
concentrazione. Questa
via promette l'annientamento del dolore (il quale si nutre di desiderio) e porta
al nirvana (Sanscrito " l'essere
estinto "), ossia ad uno stato di pace completo (cf NA 2). Le scritture
buddiste esistono in Pali (Sri Lanka) e in Sanscrito (India). Le due dottrine
fondamentali del Buddismo sono: a)
quella del karma (Sanscrito " azione, fede "): credere che le azioni
passate sono ricompensate o punite in questa vita o in vite successive; b)
la dottrina della rinascita o trasmigrazione delle anime. Il
Buddismo Mahayana, che sorse verso
l'epoca di Cristo, insegna ai singoli non solo come si fa a raggiungere il nirvana,
ma anche come si può diventare altrettanti Buddha e così salvare altri. Questa
forma di Buddismo comprende il culto di vari dèi e diversi elementi
sincretisti. Cf Reincarnazione; Religioni del mondo; Salvezza; Sincretismo; Zen. |